Mancanza di tappo: l’olio del tuo ristorante preferito è a norma di legge?

Mancanza di tappo: l’olio del tuo ristorante preferito è a norma di legge?

Siete a cena fuori, in un grazioso ristorante.
Al centro del tavolo troneggia un set composto da saliera, oliera, acetiera e pepiera. Oppure, alla vostra richiesta di olio extravergine da aggiungere al piatto, vi viene portata una bottiglia con tappo dosatore, o un’artistica oliera coordinata al coperto.
Due scenari ancora molto frequenti, nonostante la Legge 161/2014 introduca l’obbligo, per gli oli di oliva vergini somministrati nei pubblici esercizi, di essere presentati con etichetta a norma di legge e tappo antirabbocco, rendendo illegale, di conseguenza, qualsiasi tipo di contenitore riutilizzabile.
Il cosiddetto “tappo antirabbocco” è infatti strutturato in modo tale da consentire solo la fuoriuscita del prodotto, e non può essere rimosso a meno di essere distrutto o visibilmente manomesso. In pratica, una bottiglia dotata di tappo antirabbocco non può essere riutilizzata, una volta svuotata del contenuto originale.
La maggior parte dei tappi antirabbocco presenta una capsula che ricopre parte del collo della bottiglia, che non può essere rimossa e che rende immediatamente riconoscibile questo tipo di chiusura.
È vero che le leggi che tutelano dalle contraffazioni dei prodotti alimentari sono ormai così numerose e complicate che di alcune è persino difficile cogliere la necessità, ma vediamo come, in questo caso, l’obbligo di un semplice dispositivo sia efficace nel tutelare contemporaneamente sia il consumatore che il produttore.
Immaginiamo di trovarci di fronte ad un contenitore anonimo di olio extravergine, al ristorante. Chiediamo al ristoratore, o al personale di sala, qualche informazione sul prodotto, ricevendo risposte vaghe, magari la garanzia dello chef che ha scelto personalmente l’olio presso un produttore di fiducia, forse addirittura notizie più dettagliate ma, evidentemente, non verificabili. Come possiamo risalire, in assenza di un’etichetta, ad informazioni importanti quali, ad esempio, la data di scadenza?
Quando ci viene presentata un’oliera, inoltre, non abbiamo modo di sapere dove e come l’olio venga stoccato prima di essere servito nell’oliera stessa, se e quanto spesso venga rabboccato, con quale frequenza i contenitori vengano lavati, etc. Non abbiamo alcun controllo sul livello di igiene.
Tutto questo era accettabile quando ancora si considerava l’olio extravergine come un prodotto “povero” e casereccio, un condimento economico con tempi di conservazione decisamente lunghi e immune alle alterazioni. La situazione, tuttavia, è cambiata in meglio: sappiamo che le alterazioni avvengono e sono tanto più probabili quanto più si maneggia l’olio con trascuratezza (sebbene a livello igienico i rischi per la salute siano sempre bassissimi).
Nel caso di una bottiglia con chiusura “tradizionale”, come possiamo avere la certezza che il contenuto corrisponda a quanto riportato in etichetta?
È evidente come una bottiglia riutilizzabile funzioni esattamente come un’oliera, con conseguente necessità di dotarla di un tappo che la renda monouso.
Oggi esistono in commercio oli extravergini di eccellenza, che nulla hanno a che vedere con l’olio come veniva inteso fino a pochi anni fa.
Nel caso della bottiglia, l’etichetta è presente e riporta tutti i dati dell’olio e dell’azienda confezionatrice. Immaginiamo il danno di immagine per l’azienda se il contenuto di una bottiglia, magari di un certo pregio (e di un certo costo) venisse sostituito con un prodotto più scarso: l’avventore, imbattendosi nello stesso marchio in un negozio o in un altro ristorante, lo riconoscerebbe, lo eviterebbe e potrebbe arrivare a sconsigliarlo ad altri.
In questo senso il tappo antiriempimento protegge anche le aziende produttrici da una perdita in termini sia d’immagine che economici. Pensiamo al caso estremo di un ristorante che acquisti un numero limitato di costose bottiglie di un noto marchio di olio extravergine e le riutilizzi a tempo indeterminato, riempiendole di un olio molto economico, sfruttando il buon nome dell’azienda.
Anche il ristoratore che rispetti la legge può ottenere un vantaggio a livello di immagine (oltre ad evitare una cospicua sanzione in caso di ispezione), in quanto scrupoloso ed attento nei confronti dei suoi clienti e delle materie prime, a patto che i consumatori siano informati, tanto da essere in grado di premiare i lavoratori virtuosi e confrontarsi con quelli inadempienti (a volte si tratta solo di genuina ignoranza, anche a molti anni dall’entrata in vigore della legge).

Se invece acquistate una bottiglia con capsula antirabbocco per uso domestico, non cercate di manometterla con strumenti impropri e manovre pericolose: rischiereste di ferirvi.

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